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Come Condividere File tra Windows e Linux

Samba è un progetto Open Source per implementare il protocollo SMB (Server Message Block), utilizzato dai sistemi Windows, anche su GNU/Linux. Questo protocollo serve per condividere file, cartelle e stampanti su reti locali. Quindi, attraverso Samba, una macchina GNU/Linux può essere configurata per offrire tali servizi a computer con Windows, con GNU/Linux o con altri sistemi operativi che supportino tale sistema di comunicazione. Opportunamente configurato un server di questo tipo renderà visibili sulla rete le cartelle condivise (dette share) nelle quali gli utenti potranno facilmente mettere i propri file e scambiare documenti. Inoltre, anche le stampanti connesse al server possono essere rese pubbliche e tutti i computer potranno stampare su di queste con estrema facilità, con un conseguente notevole risparmio economico. Come se non bastasse con Samba è anche possibile gestire l’autenticazione dei singoli utenti rendendo quindi sicuro l’accesso ai dati. Questo progetto nato diversi anni fa, è attivamente sviluppato e largamente usato; inoltre, il fatto che sia rilasciato con licenza GNU/GPL lo rende il compagno ideale di ogni sistema GNU/Linux e la soluzione ottimale per incrementare la produttività di una rete locale, sia essa un ufficio, un dipartimento o, più semplicemente, la LAN di casa. Certamente esistono alternative alla condivisione di file e stampanti per reti solo GNU/Linux, ma se si gestisce una rete eterogenea con la presenza di diversi sistemi operativi, Samba è praticamente una scelta obbligata.

Client o server? Servono entrambi
Tutte le distribuzioni mettono a disposizione gli strumenti della suite Samba. Essi vengono sostanzialmente divisi in due categorie; il server e il client. Nel primo caso parleremo di pacchetto Samba vero e proprio, mentre per il secondo ci limiteremo a parlare di smbfs ovvero solo di quegli elementi che ci permettono di eseguire un collegamento ad un server che utilizzi il protocollo SMB (sia esso un server Samba o un qualsiasi altro sistema che supporti il protocollo, quindi anche un server Windows). Ovviamente la configurazione di un server, per permettere ai client presenti nella rete di accedere alle risorse condivise, e limitarne l’accesso in base alle credenziali dei singoli utenti, rappresenta la parte più complessa e richiede maggiore attenzione per non mettere a repentaglio la sicurezza dei dati. Vediamo, dunque, come configurare un server Samba.

Installazione del server

Quasi sicuramente le parti relative ai client sono già presenti all’interno della configurazione di base della propria distribuzione GNU/Linux, invece per quando riguarda la modalità server si dovrà procedere manualmente alla sua installazione. Fortunatamente il passaggio è molto semplice, visto che praticamente ogni distro mette a disposizione dei pacchetti pronti all’uso e quindi basterà provvedere alla loro installazione. Le differenze, da sistema a sistema, sono minime e basta cercare con il package manager il nome Samba per trovare i pacchetti in questione; nel caso, ad esempio, che si disponga di Ubuntu basterà eseguire:
sudo apt-get install Samba
Installato il necessario passimao alla configurazione a che si basa sul file smb.conf che, a seconda delle distribuzioni, si può trovare nella cartella /etc oppure /etc/samba. Si può lavorare direttamente su questo file di testo utilizzando il proprio editor preferito, oppure ricorrere a software di amministrazione via browser come, ad esempio, SWAT (un’interfaccia web che permette di agire graficamente sui vari parametri del file smb.conf) o, ancora, utilizzando i singoli applicativi delle varie distribuzioni.

La Configurazione
Come accennato, il file smb.conf contiene tutte le direttive necessarie per configurare un server Samba. Si tratta di un semplice file di testo e quindi è facilmente modificabile con un qualsiasi editor, ma vista la quantità di direttive che possono essere presenti, è consigliabile, specialmente a chi si avvicina per la prima volta a questo progetto, usare le interfacce grafiche. A ogni modo, anche nel caso in cui si propenda per l’uso di software di alto livello, è importante conoscere almeno gli elementi fondamentali per una configurazione minimale di un server. Il file smb.conf è sostanzialmente diviso in due grandi parti una chiamata [global] che contiene le impostazioni generali del server e una sezione definita [share] e che definisce le singole cartelle e stampanti che saranno condivise.

I livelli di sicurezza
Scegliamo quello giusto per la nostra LANPer gestire la sicurezza dei dati si possono, anzi sarebbe meglio dire si devono, proteggere le cartelle tramite una parola chiave. Samba offre tre diverse modalità di gestione della parola chiave per le risorse condivise che vengono definite mediante la definizione security =. I valori possono essere tre. Il livello share serve per assegnare una password alla singola risorsa, quindi ogni utente che sia a conoscenza della parola chiave potrà accedere alla cartella. Presuppone una rete di dimensioni ridotte e la condivisione di documenti non troppo riservati. Il livello user specifica che solo gli utenti che sono definiti nell’elenco del server possono accedere a determinate risorse. Questo livello prevede, quindi, la creazione dei singoli utenti mediante la definizione del loro nome e password. Le cartelle possono quindi essere sfogliate e i file letti o scritti solo da chi decidiamo noi; altresì ogni utente può disporre di zone private allo stesso dedicate. Infine, server rappresenta un ulteriore livello rispetto a user; in questo caso, ogni utente deve essere autenticato da una macchina specifica che si occupa di gestire gli utenti. È un approccio utile (se non necessario) in ambienti complessi, in cui sono presenti più macchine server Samba e dove è quindi più facile gestire un solo elenco di utenti (senza quindi duplicarlo su ogni server).

La sezione [Global]
All’interno di questa sezione si trovano i tanti elementi che caratterizzano un server Samba, come ad esempio il workgroup, ovvero il gruppo di lavoro con cui si identifica la propria rete e che servirà ai vari client per conoscere quali risorse vengono loro messe a disposizione. Qui si definisce anche l’interfaccia su cui Samba si metterà in ascolto (definita dalla stringa interface) come, ad esempio, eth0 o eth1 (molto utile nel caso in cui la macchina disponga di più schede di rete e agisca magari anche come firewall) e l’os level, con cui si assegna una priorità al server Samba che si sta costruendo per decidere se farlo diventare un server LMB (Local Master Browser) per il workgroup locale oppure no. Normalmente questo livello è molto basso per non interferire con eventuali altre macchine che svolgono già questo compito, ma nel caso in cui non ve ne siano, si può alzare il valore affinché il server sia in grado si mantenere una lista di tutti i sistemi presenti nel workgroup attuale. Prima però di rendere il server Samba un LMB è bene provvedere a far funzionare tutti gli altri aspetti del sistema per evitare eventuali conflitti. Nella sezione global possono essere presenti anche molte altre definizioni oltre a quelle accennate, tutte descritte minuziosamente nei manuali di uso di Samba e tutte gestibili dai sistemi grafici come SWAT e con cui adattare al meglio il server alle esigenze della propria rete locale.

La sezione [share]
Share letteralmente significa condivisione, e come si può facilmente intuire, in questa parte del file vengono definite le varie risorse che si vogliono mettere a disposizione sulla rete. A ogni risorsa va assegnato un nome (tra parentesi quadre) a cui seguono il precorso della stessa sul server è una serie di opzioni che le caratterizzano, come il tipo di accesso, gli utenti che possono utilizzarla e via dicendo. Supponiamo, ad esempio, di voler creare una cartella condivisa chiamata disco_condiviso a cui possono accedere gli utenti linuxmag e maglinux e che tale risorsa faccia riferimento alla cartella locale del server /home/linuxmag disco, non dovremo fare altro che aggiungere le seguenti direttive nel file smb.conf:
[disco_condiviso]
path = /home/linuxmag/disco
valid users = linuxmag, maglinux
per aggiungere altre risorse sarà sufficiente creare nuovi nomi tra parentesi graffe e definirne il percorso e gli utenti ammessi. In questo caso si suppone che il livello di sicurezza nella sezione globale sia impostato su user, scelta che rappresenta un buon compromesso tra privacy e facilità di utilizzo, specificato tramite la direttiva security = user (vedi “Livelli di sicurezza”).

Configurazione più semplice con swat
SWAT (Samba Web Administration Tool) è una delle tante interfacce grafiche che offrono una modalità alternativa per configurare Samba, rispetto al lavorare direttamente sul file smb.conf (chi fosse interessato a conoscere altre interfacce grafiche dedicate all’amministrazione di Samba può consultare l’indirizzo www.samba.org/samba/GUI). Il vantaggio più grande di SWAT è che, oltre a rendere più facile la configurazione (anche complessa) del file smb.conf, ogni elemento presente nelle sue varie pagine è ben documentato e ogni opzione rimanda alle singole pagine di aiuto del manuale; non a caso anche gli amministratori più esperti finiscono per ricorrere sempre a questo strumento. L’uso di SWAT è decisamente intuitivo, infatti, dopo averlo installato (ad esempio su Ubuntu tramite il comando sudo apt-get install swat) e aver attivato la relativa sezione all’interno del demone inetd o xinetd, ci si può collegare all’interfaccia web digitando l’indirizzo http://localhost:901. Dopo essersi autenticati come amministratore Samba (nel caso in cui tale utente non sia ancora stato definito va bene ugualmente eseguire il login come utente root locale), sarà possibile accedere ad una serie di pagine attraverso le quali configurare le sezioni Global, Shares e Printers. è presente anche un comodo wizard con cui creare una configurazione di base per avere subito un server operativo. Sempre nella pagina principale si trovano altre 3 sezioni. La prima, Status, serve a monitorare la condizione del server, delle sue risorse e degli utenti che attualmente le utilizzano, la seconda, denominata View, visualizza il contenuto del file di configurazione. Mentre, l’ultima, Password, permette di lavorare e cambiare le password degli utenti e di amministrazione.

Aggiungere utenti
Garantire l’accesso a Samba. Ma non a tutti
Se abbiamo scelto di condividere una risorsa con livello di sicurezza user è necessario definire degli utenti e le loro relative password che verranno utilizzati per accedere alla cartella condivisa. La definizione degli utenti avviene tramite il comando smbpasswd che va digitato da shell, con le credenziali di amministratore:
sudo smbpasswd -a nome_utente
Premuto Invio verrà richiesta per due volte la parola chiave da assegnare all’utente per renderlo operativo. Un utente può anche essere rimosso dal sistema in qualsiasi momento utilizzando lo switch -d (per disabilitarlo momentaneamente), o -x (per eliminarlo in maniera definitiva). In linea di massima è sempre consigliabile creare prima un utente GNU/Linux normale e poi aggiungere l’utente Samba, in modo che sia più agevole per l’amministratore gestire i permessi per le cartelle e sottocartelle condivise.

Un test dal lato client

Dal lato degli utilizzatori è logicamente tutto molto più semplice, infatti i singoli computer devono solo connettersi alle risorse e autenticarsi per poterle usare, non servono quindi configurazioni ne definizioni di utenti o livelli di sicurezza. Le distro mettono a disposizione diversi strumenti della suite Samba per poter accedere alle cartelle condivise o alle stampanti come ad esempio smbclient, un interessante comando con cui testare il corretto funzionamento del server. Questo applicativo, attraverso un’interfaccia a linea di comando, molto simile a quella del più noto FTP, permette di accedere alle risorse presenti su di un server, di elencarle e di autenticarsi dichiarando nome e password. Il tool smbclient è ideale per verificare il corretto funzionamento del server e va quindi considerato come un valido aiuto nella fase di prima configurazione del sistema, infatti, eseguendo:
smbclient -L //indirizzo_del_sever -U utente
il programma cercherà di connettersi come utente specificato dall’opzione -U (quindi indipendentemente dal nome usato per il login locale) alla macchina indicata con l’indirizzo o con il nome specificato dopo i caratteri // per conoscere le risorse disponibili. Dopo aver premuto Invio, verrà richiesta la parola chiave e se tutto funziona l’output che si avrà è la risposta del server. La prima riga conterrà il nome del server e altre varie informazioni appartenenti alla sezione [Global] e subito dopo verranno elencate tutte le risorse condivise; per prime le cartelle (che vengono viste come dischi remoti) e poi le stampanti. Con lo stesso programma ci si può anche connettere alla risorsa e quindi leggere o scrivere file al suo interno; per fare questo è necessario rimuovere lo switch -L e aggiungere il nome della risorsa condivisa che si intende utilizzare, quindi, ad esempio, eseguendo
smclient //192.168.0.1/disco_condiviso -U linuxmag
ci si connetterà, come utente linuxmag, alla condivisione disco_condiviso (opportunamente definita nella sezione share) presente sul server 192.168.0.1. Non appena si sarà digitata la password si potrà navigare all’interno della cartella utilizzando dei comandi molto simili a quelli dei client FTP, il cui elenco completo può essere ottenuto digitando il comando help al prompt smb: \>.

Condividere una directory

Basta aprire il browser, collegarsi a http://localhost:901, accedere come root e selezionare Shares

Quasi tutte le pagine possono essere visualizzate in modalità “Vista semplice” o “Vista Avanzata” influenzando così la quantità di informazioni e opzioni disponibili. La Vista Semplice soddisfa la maggior parte dei casi. Il primo passaggio consiste nella creazione della condivisione dandole un nome con cui identificarla in rete, ad esempio disco_condiviso.

Cosa condividere

Dopo aver premuto il tasto “Crea Condivisione”, si accede alla pagina di configurazione nella quale si dovranno definire il percorso completo, a livello del server, della cartella, gli utenti che potranno accedervi e i permessi di sola scrittura o scrittura/lettura. Inoltre sarà possibile definire se a tale risorsa possano anche accedere gli ospiti (i guest).

Sotto controllo

Il server può sempre essere tenuto sotto controllo dalla pagina di stato, dove è anche possibile riavviare i singoli moduli. In questa pagina sarà possibile monitorare in ogni istante, sia il numero di utenti attualmente connessi, sia l’elenco delle risorse comprensivo dei nomi di chi vi sta accedendo. Una preziosa risorsa per gli amministratori del sistema!

Configurazione rapida
Setup di un server Samba con SWATCon il wizard di SWAT, bastano pochi passaggi per creare un file di configurazione (smb.conf) con il minimo sforzo e senza dover avere una profonda conoscenza del sistema. Basta infatti scegliere il tipo di server che si vuole creare (nel caso in cui vi sia una sola macchina server è da scegliere l’opzione Stand Alone) e decidere se rendere accessibili le cartelle home dei singoli utenti presenti sul server. Se si sceglie Yes in questa opzione, tutti gli utenti che verranno definiti da GNU/GNU/Linux saranno anche utenti Samba, con le loro relative risorse, ovvero le cartelle a loro assegnate (/home/nome_utente). Basta premere il tasto “Rewrite smb.conf” per fare in modo che la configurazione venga generata e far ripartire il server per renderla attiva. E’ anche consigliabile modificare la sezione globale del file appena creato per inserire i propri parametri come ad esempio il gruppo di lavoro e il livello di sicurezza.

Montare i dischi remoti
Con il comando smbclient ci si può collegare ad un server, ma solo per debug, vista la scomodità di accesso ai dati; quindi per il lavoro quotidiano sulle cartelle condivise diventa necessario utilizzare modalità più pratiche e veloci. Questo avviene “montando” i dischi remoti su cartelle locali, che si comporteranno come ogni altro disco locale; ogni altro programma potrà quindi leggere e scrivere al loro interno utilizzando le interfacce grafiche, unica differenza, la velocità, visto che molto dipende dalle prestazioni di rete. Per fare questo è però necessario che il supporto a Samba venga esteso anche al comando mount. Le differenze tra distribuzioni sono minime, e in molti casi basta verificare la presenza del comando smbmount per essere certi che il supporto sia già presente. Qualora questo comando non fosse disponibile, basterà provvedere installando il supporto smbfs; nel caso ad esempio che si utilizzi Ubuntu basterà installare l’apposito pacchetto eseguendo:
sudo apt-get install smbfs
Appena si è certi che il supporto per il mount sia installato, basterà creare una cartella locale e utilizzarla per montare il disco remoto:
mkdir /samba_mnt
mount -t smbfs -o username=linuxmag //192.168.0.1/
disco_condiviso /samba_mnt
in questo esempio, dopo aver creato la cartella locale samba_mnt, viene montata la risorsa disco_condiviso con file system smbfs. La cartella locale punterà al server e sarà disponibile fino a quando non si smonterà il disco, inoltre ogni programma potrà accedervi come se fosse parte del computer locale anche se essa si trova da tutt’altra parte. Da questi semplici esempi, è chiaro che Samba è indispensabile per GNU/Linux, ma anche per gli altri sistemi derivati da Unix, tipo Mac OS X e le distribuzioni BSD, per condividere file all’interno di una rete mista. In realtà, per i soli sistemi Unix è possibile usare anche NFS, ma è meno sicuro di Samba e non è supportato da Windows, quindi se l’obiettivo è garsantire la massima interoperabilità, Samba rappresenta il sistema di condivisione migliore in assoluto. Questo protocollo è abbastanza veloce, stabile e tutto sommato sicuro, anche se a volte succede che si scopre qualche vulnerabilità, anche pericolosa, come accaduto di recente.

I protocolli Samba
Grazie a loro Windows e GNU/Linux comunicano
SMB (Server Message Block) si basa sui servizi di tipo NetBIOS. Samba implementa questo protocollo “sopra” il TCP/IP, che deve essere presente e configurato su tutti i PC della LAN). NetBIOS è un’interfaccia software che permette la comunicazione tra macchine all’interno di una rete. Il tutto si basa sui nomi che tramite questa interfaccia vengono assegnati alle singole macchine in modo che ad esse si possa accedere tramite nome e non tramite indirizzo IP. In pratica è un name service, ma non vi è un processo centrale che controlla i nomi, quindi in linea teorica più macchine potrebbero avere lo stesso nome; lo ottiene chi arriva per primo. CIFS è un altro protocollo usato da Samba che definisce l’accesso ai file system remoti in modo da poter condividere documenti all’interno della rete.

Montare un disco graficamente
Con Gnome e Ubuntu bastano pochi passaggi per creare un collegamento sul desktop

La connessione

Dal menu “Risorse” bisogna selezionare la voce “Connetti al server” e impostare come “Tipo di servizio” la “Condivisione Windows” (ovvero quella gestita da Samba). Si devono poi specificare il nome o l’indirizzo IP del server, la risorsa di rete e il nome dell’utente con cui autenticarsi. Appena si preme “Connetti” una cartella verrà creata sul desktop.

Dati di accesso

La prima volta che si accede alla cartella Samba, se il livello di sicurezza richiede una parola chiave, verrà chiesto immediatamente di autenticarsi. Oltre logicamente a scrivere il nome utente e la password, possiamo scegliere se tenere oppure no in memoria la parola chiave; opzione molto utile nel caso si utilizzi solo temporaneamente un altro computer.

Risorse Samba

Per non fare confusione, le cartelle Samba vengono identificate con un’icona diversa dalla altre, in pratica il simbolo classico della LAN più la scritta SMB. Accedendo alle sue proprietà possiamo notare come il tipo sia x-directory/smb-share. Se, invece, vogliamo rimuovere il collegamento basta premere il tasto destro del mouse e selezionare Smonta volume.

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Come Scrivere Testi con Lyx

Scrivere documenti non è un compito facile soprattutto se si tratta di qualcosa che prenderà molte pagine, magari includendo immagini, bibliografie, appendici e chissà che altro. In sostanza parliamo di qualunque trattazione dalle 20 pagine in su.

Quello è il limite oltre il quale la maggior parte degli editor testuali (MS Word, OpenOffice Writer, …) cominciano a scricchiolare: alzi la mano chi non è impazzito nel risistemare la formattazione o nel dover rimettere a posto l’indice dopo alcune modifiche in questi programmi.

Una possibile soluzione: LyX
LyX è un editor di testi gratuito, Open Source, che vi permette di scrivere il vostro (lungo) testo in modo concettualmente simile a quello di un Word qualunque, ossia in un ambiente intuitivo, ottenendo documenti di qualità elevata.
La differenza con un editor normale sta nel modo con cui i documenti vengono generati: mentre nel primo il testo digitato e formattato è già il risultato che potete stampare, in LyX quello che scrivete non lo è.
In LyX si scrive del testo, lo si formatta – fin qui nessuna differenza – ma poi se ne invoca la “compilazione” per ottenere il risultato finale, ad esempio un file PDF o una pagina HTML. Questo meccanismo a due tempi/passi suona strana, ma il perchè è presto detto: LyX è un front-end, un programma che si interpone fra l’utente ed il celeberrimo sistema di produzione e di impaginazione di documenti chiamato LaTeX, usato dietro le quinte.
Quest’ultimo include a tutti gli effetti un linguaggio di programmazione basato su marcatori: comandi e testo mischiati fra loro. Scritto il “codice”, che poi è il documento stesso, lo si ricompila e si ottiene il risultato finale. Un po’ come comporre una pagina HTML e poi aprire il browser per vederne la resa.
A tanta complessità d’uso corrisponde però un resa grafica eccellente per non dire eccezionale.

Oltre LaTeX
Gli autori di LyX hanno quindi deciso di mettere a disposizione dell’utente comune una tale potenza, evitando però di costringerlo ad imparare LaTeX. O, per essere onesti, a doverlo usare solo in poche e limitate situazioni, ad esempio per aggiungere dei fronzoli particolari ad un documento.
L’idea finale risulta semplice: un utente scrive in un editor come se stesse scrivendo in Word e poi, pigiando un apposito pulsante, scatena dietro le quinte LaTeX per ottenere il risultato finale.
Esatto: l’unica differenza/seccatura di rilievo è dover pigiare un pulsante in LyX per vedere il risultato finale dopo una qualche modifica.

Non tutto è rose e fiori, ma gli aiuti abbondano
LyX non è Word nè vuole esserlo.
Con LyX si possono ottenere svariati tipi di documento – incluse slide per presentazioni, libretti e partecipazioni di matrimonio – e tutti di qualità eccellente e senza problemi di “scalabilità”: che scriviate una lettera di poche righe o tesi di dottorato da 500 pagine, LyX non batterà ciglio.
Il problema è volerlo capire prima che usare: la sua curva di apprendimento non è affatto ripida come alcuni detrattori (di solito utenti che hanno mollato subito alla prima difficoltà) sostengono, ma è abbastanza comune imbattersi in problemi di non immediata soluzione, specialmente se richiedono l’uso diretto ed esplicito di LaTeX (da LyX si possono impartire comandi).
Nulla di cui preoccuparsi: se non si trova una soluzione leggendo le 5 guide fornite direttamente dentro LyX sotto il menù Aiuto si può contare su una wiki decisamente completa. Inoltre esiste una comunità LyX a cui si somma quella di LaTeX per le problematiche legate a questo sistema di impaginazione.
In altre parole, non siete soli.

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Cosa Sono i Router WiFi

Il Router WiFi permette ai computer in una rete la connessione ad Internet via onde radio. Con un router wifi tutti i nostri pc fissi e portatili navigano in internet contemporaneamente senza essere collegati fisicamente con cavi al modem nè al telefono.
La comodità di una rete senza fili è evidente, basta provarla personalmente per rendersene conto. Puoi navigare in qualsiasi stanza, spostarti senza perdere il segnale, lavorare sul divano, in giardino o nella terrazza, muovendoti liberamente.
Questi sono i principali vantaggi della rete wireless, che significa proprio senza fili.

Che differenza c’è tra router e modem?
Il modem permette di collegare ad internet un solo computer per volta, il router crea una rete e ti fa navigare o scaricare da più computer contemporaneamente. Molti dei migliori router in vendita hanno pure il modem e non richiedono un modem esterno, si parla quindi di modem router. Ci sono i solo router, non hanno un ingresso per la linea telefonica e vanno collegati a un modem per navigare in internet. I primi router venivano collegati ai computer tramite cavi, oggi si sono diffusi i router wifi detti anche router wireless. Permettono la diffusione del segnale internet senza cavo. La rete è generata da onde radio, meno potenti paragonate a quelle diffuse da un comune cellulare.

Metti in sicurezza la tua rete Wifi
Ora ti diamo qualche consiglio per la sicurezza. Vedrai che ti bastano pochi accorgimenti per mettere in sicurezza la tua rete wifi. La comodità del wireless è evidente ma attenzione alla sua vulnerabilità. Dedica almeno 5 minuti al settaggio delle opzioni basilari di sicurezza. Acquistato il router attiva subito la protezione della rete per impedire agli estranei di collegarsi alla tua rete. La tua rete va protetta perché qualcuno può collegarsi ad internet abusivamente. Chi si connette a tua insaputa non è rintracciabile e in caso abbia un comportamento illegale si risale all’utenza cui è intestata la linea telefonica.
A volte la password di accesso è preimpostata: è opportuno che la cambi! Accedi al pannello di amministrazione del router nella sezione wifi e attiva la protezione wpa2: è l’unica che garantisce un livello di sicurezza accettabile. Imposta una password lunga almeno una decina di caratteri, composta da numeri e lettere maiuscole e minuscole. Ti sconsigliamo di impostare protezioni WEP perchè superate e inaffidabili. Se vuoi aumentare la sicurezza, prendi altre semplici precauzioni:
cambia il nome della rete (SSID)
attiva l’opzione nascondi SSID in modo che non sia individuabile da chi non sa il nome
attiva il controllo mac address in modo che il router accetti solo i dispositivi che vuoi tu
Ci sono altri rimedi a tua disposizione. Puoi limitare il raggio d’azione del router dalle impostazioni di amministrazione riducendo la potenza oppure ponendo delle barriere ai lati dell’antenna per impedire che il segnale si propaghi in direzioni che non vuoi.
Molto importante per la sicurezza della tua rete è la disabilitazione del sistema Wps. E’ una funzionalità introdotta da qualche anno e presente in quasi tutti i router. Serve a semplificare l’accesso alla rete da parte dei nuovi dispositivi. Alla prima connessione invece della password WPA2 permette l’utilizzo di un pin solitamente stampato alla base del router. Questa funzionalità intacca la sicurezza di tantissimi router. Se il router che compri ha un sistema WPS devi DISABILITARLO entrando nel pannello di controllo e spuntando la voce apposita “disabilita wps”.

In ogni caso ricorda che è fondamentale che che imposti una buona password wpa2. Questo è il più importante tra tutti gli accorgimenti.

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Come Ridimensionare Immagini con Photoshop

Nonostante Adobe Photoshop sia il programma migliore per modificare un’immagine con effetti e filtri incredibili, questo servizio si può utilizzare anche per eseguire delle operazioni un po’ più semplici e basilari. Ad esempio, vorresti sapere come si fa a ridurre la dimensione di una foto, ma ancora non hai capito la procedura da compiere. Beh, non ti preoccupare, ora lo scopriremo insieme tramite una guida su come ridimensionare una foto con Photoshop.

Risulta essere un’operazione abbastanza facile da eseguire, ma bisogna disporre del giusto servizio per riuscirci. Inoltre, si tratta di una cosa che deve essere fatta con molta cautela, altrimenti rischi di rovinare troppo la qualità della foto e di renderla praticamente orribile. Quindi, prenditi qualche minuto di pausa e scopri insieme a me quali sono i passi che devi fare per ridimensionare una foto con Photoshop facilmente.

Se vuoi aumentare o diminuire la dimensione di una foto, ciò che devi fare è aprire Photoshop e premere sulla voce File che trovi in alto. A questo punto, seleziona la foto che intendi modificare dal menù Apri, poi spostati nella sezione immagine e fai clic su Dimensione immagine. Da questa finestra potrai decidere sia la larghezza sia la lunghezza della foto da esprimere in percentuale oppure in pixel.

Una volta che hai impostato la foto nel modo giusto, premi sul pulsante OK che trovi in basso per salvare le modifiche. Come impostazione predefinita Photoshop dispone di una regolazione automatica dell’immagine, cioè che cambiando la larghezza si cambia anche l’altezza. Se vuoi toglierla devi solo rimuovere il segno di spunta dalla frase Mantieni proporzioni. Questo è tutto, ora salva la foto modificata ed avrai un’immagine ridimensionata.

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Come Ridurre il Peso di una Foto

Devi inviare un mucchio di foto ad un tuo amico ma, quando hai iniziato ad allegarle nel tuo account di posta elettronica, ti sei accorto che avevano una dimensione fin troppo grande per essere inviate via email? Per ovviare a questo problema devi leggere la guida su come ridurre il peso di una foto che sto per mostrarti. Finalmente riuscirai a ridurre le dimensioni del file ed a mandare l’immagine senza problemi.

Il programma che devi scaricare nel tuo computer si chiama FILEminimizer Pictures. Risulta essere un ottimo servizio per ridurre il peso di una foto in men che non si dica. Il funzionamento è semplicissimo: devi selezionare le immagini a cui vuoi diminuire le dimensioni ed esso provvederà al resto. Al termine potrai dare un’occhiata alle statistiche per capire di quanto è stato ridotto il file!

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Ecco alcune caratteristiche di FILEminimizer Pictures
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Mantenere il formato originale sul computer
Pack and Go: ottimizzare le immagini e inviarle direttamente via e-mail ad i tuoi amici
L’integrazione con Facebook: comprimere le foto e caricarle direttamente sul tuo account di Facebook
Ricerca guidata: trovare e comprimere le immagini e le foto su PC e reti locali
FILEminimizer Pictures è senza ombra di dubbio uno dei migliori programmi per la riduzione delle dimensioni delle foto. Scaricalo subito visitando il sito web ufficiale al link Balesio.com. Come detto, il software è gratuito ed è disponibile esclusivamente in lingua inglese.